Tricotillomania: definizione, caratteristiche e rimedi

Tricotillomania: definizione, caratteristiche e rimedi

La tricotillomania viene anche definita “disturbo da strappamento dei peli”, e consiste nell’irrefrenabile impulso a tirare e strappare i capelli dal cuoio capelluto, ma non solo: vengono strappati anche ciglia, sopracciglia e peli di tutto il corpo. 

Tricotillomania: definizione

il DSM 5 inquadra la tricotillomania nei disturbi del controllo degli impulsi, al capitolo denominato “disturbi ossessivo-compulsivi e correlati”. 
Si trova, infatti, in uno spettro di disturbi che risultano molto simili al disturbo ossessivo-compulsivo. 
Ma, nonostante le somiglianze (ripetitività e ritualità), il trattamento e la fenomenologia clinica risultano essere molto diverse.

Per poter diagnosticare la tricotillomania è necessario soddisfare i seguenti criteri:

  • ricorrenti episodi durante i quali vengono strappati peli o capelli del proprio corpo;
  • ripetuti tentativi di ridurre o fermare questo comportamento;
  • il disturbo crea significativo stress o problematiche nelle aree sociali, lavorative o altre aree importanti di funzionamento;
  • la perdita di peli non è attribuibile a nessun’altra patologia medica (ad esempio dermatite);
  • lo strappare i capelli è un comportamento non meglio spiegabile come sintomo di un’altra patologia psichiatrica (ad esempio dismorfismo corporeo, nel quale capelli e peli verrebbero estirpati per migliorare quello che viene percepito come un difetto estetico. 

Tricotillomania: descrizione

per alcune persone che soffrono di tricotillomania può essere un comportamento intenzionale e mirato: sono consapevoli che stanno strappando ed elaborano anche rituali, ad esempio scegliendo luogo e momento o cercando un particolare tipo di capello da strappare. 

Altri lo mettono in atto in modo totalmente inconsapevole mentre sono impegnati in altre attività, ad esempio mentre leggono o sono al telefono.

C’è anche chi mette lo mette in atto a volte in modo consapevole ed altre volte in modo inconsapevole.

A volte la persona si sofferma ad esaminare i capelli estirpati, esaminando forma, dimensione del bulbo o posizionandoli su una superficie secondo criteri soggettivi.
Determinate posizioni o abitudini possono sollecitare la necessità di tirare i capelli, ad esempio appoggiare la mano sulla testa.

La maggior parte delle persone che soffre di tricotillomania cerca di negare o occultare il comportamento.

Chi ne soffre è colto da un crescente senso di tensione ed eccitamento, seguito da senso di sollievo al compimento dell’atto patologico.
Superata la fase di soddisfazione che si prova immediatamente dopo lo strappo, si prova un senso di forte disagio e colpa.

Queste persone non sono in grado di fermare questo comportamento nonostante provochi la perdita evidente di capelli. Ogni tentativo di resistervi può causare un aumento dello stato ansioso.

Per alcune persone può essere un disturbo lieve e gestibile. Per altre è impossibile controllarlo, e può essere accompagnato da notevole disagio personale e sociale.

Non va confuso con l’abitudine di toccarsi i capelli o giocherellarci, né ovviamente va associata alla calvizie o all’alopecia: la caduta dei capelli, infatti, non avviene spontaneamente, ma in conseguenza di un atto patologicamente autoindotto e ricorrente.

La diagnosi spesso non è immediata, perchè i pazienti tendono inizialmente a nasconderla.

La tricotillomania viene messa in atto in solitudine.
Può avere un grande impatto sulla vita del paziente. A volte è autolimitante.

Tricotillomania: segnali

I segnali più comuni di una persona che soffre di tricotillomania sono:

  • torcere ripetutamente peli e capelli, tirandoli fino a strapparli, con conseguente perdita di peli e capelli;
  • aspetto irregolare e non uniforme della chioma, associato ad una ricrescita di capelli più corti e spezzati accanto ad altri più lunghi;
  • ciglia o sopracciglia rade o mancanti;
  • chiazze glabre a livello del cuoio capelluto o altre aree del corpo;
  • giocare con capelli strappati, ad esempio attorcigliandoli intorno alle dita, o morderli e mangiarli;
  • sfregare i capelli strappati su viso e labbra.

Tricotillomania: cause

La tricotillomania si manifesta come risposta ad uno stato di tensione emotiva, che non trova sfogo in modo alternativo. 

Le cause non sono ancora ben definite: si ipotizza una combinazione di fattori genetici, ormonali e ambientali.

L’esordio è fortemente influenzato da motivi psicologici.
Si manifesta più comunemente nei bambini tra i 2-6 anni di età e negli adolescenti, soprattutto durante la pubertà, infatti la fascia più colpita è tra i 9-13 anni.

Nei bambini le prime manifestazioni coincidono con l’arricciarsi i capelli senza strapparli: in questo modo il bambino regola la tensione abbassandola, distraendosi dal contesto e concentrandosi sul gesto in sé.
Nei bambini è generalmente lieve e passeggera.

Può manifestarsi anche in età adulta.

Sia che nasca in adolescenza e si protragga in età adulta, sia che si presenti direttamente in età adulta, ci può essere stato un episodio scatenante di natura psicologica, ad esempio un intervento medico, un evento traumatico, difficoltà emotive irrisolte a scuola, lavoro e famiglia.

Se si presenta in soggetti adulti di solito si tratta di malessere e sofferenza emotiva più preoccupante.

Interessa il 4% della popolazione e colpisce maggiormente le donne, mentre nei bambini colpisce senza differenze di genere.

Nelle ragazze spesso l’insorgenza coincide con la comparsa del ciclo mestruale: questo fa pensare che alcuni cambiamenti ormonali possano essere correlati alla tricotillomania.

C’è una forte relazione tra irritabilità, ansia e alterazione repentina dell’umore.
Di solito chi ne soffre ha anche altri disturbi, tra cui depressione, ansia o disturbi alimentari.

Anche mangiarsi le unghie (onicofagia) e capelli (tricofagia) sono comportamenti ossessivo-compulsivi associati alla tricotillomania.

Per molti strapparsi capelli e peli può essere un modo di affrontare le emozioni negative o le situazioni di disagio, come stress, ansia e tensione, la solitudine, la stanchezza o la frustrazione, in quanto riesce a portare sollievo o soddisfazione, tanto che il gesto viene ripetuto per mantenere queste sensazioni.

Spesso una delle cause scatenanti la tricotillomania è la tricodinia, ossia il dolore acuto e persistente al cuoio capelluto.

Anche un contesto familiare disfunzionale che presenta al suo interno delle relazioni conflittuali può portare nei bambini l’insorgere della tricotillomania.
Altri motivi di insorgenza possono essere lutti e perdite, soprattutto negli adulti.
Inoltre spesso vi è comorbilità con disturbi dell’umore, disturbi ossessivo-compulsivi, anoressia e bulimia. 

Tricotillomania: conseguenze 

  • danni al capello: a forza di strappare può rendere i bulbi piliferi atrofici, per cui non vi ricrescerà più il capello; 
  • danni alla pelle: escoriazioni, dermatiti o altri danni, comprese le infezioni;
  • boli di peli o capelli: la tricofagia, ossia l’abitudine a mangiare peli o capelli può portare il formarsi di una massa indigeribile, intrecciata e solida nel tratto intestinale, che può causare indigestione, dolore gastrico, carenze alimentari, perdita di peso, vomito ed ostruzione. Può portare alla Sindrome di Rapunzel: quando l’occlusione intestinale si estende fino al duodeno, e in casi estremi può essere letale.Dato che il tratto gastrointestinale non è in grado di digerire capelli può essere necessario un intervento chirurgico per rimuovere il bolo;
  • stress emotivo: sensazione di vergogna, umiliazione ed imbarazzo a causa della loro condizione e soffrire di conseguenza di ansia e depressione; 
  • problemi sociali: l’imbarazzo causato dalla perdita di capelli e peli può rendere necessario l’utilizzo di ciglia finte, parrucche, cappelli o foulard o ricorrere a determinate acconciature. Si può anche arrivare ad evitare situazioni di intimità per paura che la loro condizione venga scoperta. 

Tricotillomania: rimedi

è importante precisare che il trattamento è sempre soggettivo.

Risulta utile ed efficace parlare con uno psicologo, il quale tende a rintracciare l’evento scatenante ed aiuta il paziente a riconoscere pensieri, sentimenti e fattori scatenanti associati all’atto.
L’obiettivo è aumentare la consapevolezza del proprio comportamento per sostiturlo con reazioni alternative e positive.
Può essere utile ricorrere anche a tecniche di rilassamento.

La terapia farmacologica viene utilizzata solo nei casi più gravi, allo scopo di diminuire l’ansia, la depressione e i sintomi ossessivo-compulsivi. 

Per richiedere una consulenza psicologica puoi fissare un appuntamento contattandomi al numero 3925434665 o all’indirizzo mail psicologaromamarconi@gmail.com

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